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Il panico da Covid-19 è più pericoloso della malattia

Cari amici di Duc in altum, vi propongo il mio più recente intervento per la rubrica La trave e la pagliuzza in Radio Roma Libera.

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Un filosofo e un neurologo hanno scritto un saggio dedicato agli effetti medici e politici del coronavirus, e la loro conclusione è che l’uso del panico pubblico è più pericoloso della malattia stessa.

Nel saggio, intitolato Analysis of the Dangers of the Coronavirus Phenomenon, Carlos Casanova, docente di filosofia all’Universidad Santo Tomás de Chile, e Thomas Zabiega, neurologo a Palos Heights (Illinois), scrivono: “Verso la fine del primo trimestre [del 2020], l’Organizzazione mondiale della sanità, insieme ai principali media e a molti governi, è riuscita a creare una situazione di panico nella popolazione dell’emisfero occidentale. Questo panico ha portato all’adozione di disastrose misure di salute pubblica (distanziamento sociale, reclusione, lockdown), che violano la libertà delle persone e le istituzioni democratiche dell’Occidente e di altre nazioni”.

Con la crisi del coronavirus siamo dunque di fronte non solo e non tanto a un fenomeno che riguarda la medicina, ma a un disastro politico e a un grave pericolo per il futuro dell’umanità. Il problema non è la malattia in quanto tale, ma l’utilizzo cinico del panico. Il risultato finale, sospettano i due autori, sarà l’inoculazione coercitiva di un vaccino a RNA non ancora adeguatamente testato.

Scrivono Casanova e Zabiega: “I vaccini, sia chiaro, sono una cosa meravigliosa e hanno reso l’umanità immune da malattie molto gravi. Ma non c’è dubbio che oggigiorno i vaccini sono spesso mescolati con sostanze nocive o non etiche. Inoltre, i livelli di letalità del Sars-CoV-2 non giustificano lockdown, misure estreme di distanziamento sociale e, ancor meno, vaccinazioni forzate”.

Il filosofo e il neurologo esaminano lo strano rifiuto dell’idrossiclorochina come trattamento efficace e la disastrosa gestione dei malati anziani in ospedali e case di riposo, dove si è verificata la stragrande maggioranza dei decessi legati al coronavirus. I lockdown, spiegano poi, hanno portato a un aumento dei problemi sociali, come il consumo eccessivo di alcol e l’abuso di droghe, nonché all’abbandono delle persone con altre malattie, come il cancro. L’efficacia del cosiddetto distanziamento sociale e l’uso della mascherina è dubbia. L’idea che siamo privi di un sistema immunitario in grado di combattere un “nuovo” coronavirus è totalmente falsa. Le persone in buona salute hanno tutti gli strumenti per combattere il virus senza ricorrere a misure estreme.

Per quanto riguarda l’uso politico del panico da coronavirus, Casanova e Zabiega sottolineano che le misure all’insegna del lockdown sono motivate politicamente, non dal punto di vista medico. Da sottolineare, affermano, è il ruolo svolto dal Partito comunista cinese, così come i legami della Cina sia con il direttore dell’Organizzazione mondiale della sanità sia con Anthony Fauci, l’immunologo della task force contro il coronavirus della Casa Bianca.

Secondo i due autori il concetto ippocratico di medicina è stato corrotto da un neo-marxismo che minaccia anche le libertà umane fondamentali. Nei mesi dei lockdown gli studiosi, denunciano, non sono stati in grado di pubblicare le loro ricerche sul coronavirus alternative alla narrativa dominante. Le piccole e medie imprese sono state distrutte, la libertà di riunione è stata criminalizzata, il culto religioso è stato sospeso e sono state approvate leggi anti-famiglia,

“Ora – affermano – il punto è che vediamo la necessità di alzare la voce e avvertire il mondo che dietro i blocchi si nasconde un triste programma che include chiaramente l’abolizione della famiglia. Questo è un motivo in più per cui i popoli della Terra dovrebbero insorgere contro le costrizioni arbitrarie imposte alla loro libertà di movimento e associazione”.

Nel capitolo intitolato Pericoli per il futuro gli autori scrivono che il peggio non è passato. Nonostante il virus diventi meno aggressivo, non si fa che parlare di “nuove ondate”. Ogni persona dotata di buon senso e buona volontà deve resistere a questi allarmi. Altre serrate e altre forme di confinamento ci porteranno al collasso psicofisico, sociale ed economico. Big Pharma e alcune fondazioni, come la Bill and Melinda Gates Foundation, stanno premendo per ottenere un vaccino e per provarlo sulla popolazione senza gli opportuni test di sicurezza, che richiedono in genere cinque o sei anni. I cinesi stanno approfittando del panico instillato nella popolazione per pianificare una massiccia campagna di vaccinazione, con gli esseri umani nel ruolo di cavie. Ciò è del tutto immorale perché Sars-CoV-2 non è una malattia che non ha cura; non è una malattia pericolosissima e letale che giustifica misure estreme come la vaccinazione forzata, tanto meno con vaccini che non sono stati provati in modo sicuro. Quando Gates, spiegano gli autori, afferma che “l’umanità non ha mai avuto un compito più urgente” dice una falsità. Inoltre, quando una tale dichiarazione arriva da chi non ha mai fatto mistero di sostenere la necessità di ridurre la popolazione mondiale, c’è un fondato motivo per preoccuparsi.

Pensiamo, concludono i due autori, a che cosa potrebbe succedere alle persone che si rifiuteranno di lasciarsi vaccinare, così come ai genitori che non vorranno vaccinare i loro figli.

A.M.V.

Fonte: Analysis of the Dangers of the Coronavirus Phenomenon

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